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Profumo di imbroglio/ I prezzi delle fragranze più chic? Li decide un ‘cartello’ europeo

December 31, 2007

Profumo di imbroglio/ I prezzi delle fragranze più chic? Li decide un ‘cartello’ europeo

Original post by Affari Italiani - Economia

Arriva AliFrancia/ Con i francesi Alitalia diventa parte del primo vettore al mondo. Ecco che significa

December 31, 2007

Arriva AliFrancia/ Con i francesi Alitalia diventa parte del primo vettore al mondo. Ecco che significa

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Conti correnti: in italia pi๠di uno su tre corre online o…

December 31, 2007

I conti correnti italiani galoppano a spron battuto la vasta prateria informatica dell home banking. sono 11,5 milioni i conti correnti abilitati per phone, internet e mobile banking, pari al 37% del totale, con un incremento del 25% rispetto al 2005, lo sostiene la nuova ricerca dell abi la mutlicanalità delle banche …categoria: conti e carte

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Mutui casa: record di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari nel 2007

December 31, 2007

Cresce vertiginosamente il numero di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari registrati in italia nel 2007. la città italiana pi๠colpita ਠnapoli con un incremento del 29% rispetto al 2006 ma anche nelle altre città italiane cresce il numero delle persone in forte difficoltà con la rata del mutuo…categoria: mutui e prestiti

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Nuova concertazione nel 2008 e faremo correre l economia

December 31, 2007

Il premier in vacanza sulla neve: possiamo dare una svolta alla dinamica sociale del paese nuova concertazione nel 2008 e faremo correre l economia prodi: ci riusciremo perché abbiamo risanato i conti di edmondo berselli (09:21 31/12/2007)

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L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

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L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

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L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

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L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

Original post by Panorama.it - Economia

L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

Original post by Panorama.it - Economia

L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

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L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

Original post by Panorama.it - Economia

L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

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L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

Original post by Panorama.it - Economia

L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

Original post by Panorama.it - Economia

L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

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L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

Original post by Panorama.it - Economia

L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda Mediobanca, abbiamo cercato di sciogliere gli intrecci, ma stiamo portando avanti anche una difficilissima indagine conoscitiva sulla corporate governance del sistema bancario e assicurativo per far conoscere al Parlamento, al governo e al Paese qual è il dna del nostro tessuto capitalistico. Un dna in cui i nodi, le incrostazioni sono parte stessa del sistema.
Quando sarà concluso questo lavoro?
Io vorrei che questa indagine si fosse chiusa ieri. Speriamo di finire prima dell’estate.
Dal 12 novembre scorso avete introdotto un numero verde (800166661) riservato a chi denuncia pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette: che risultati avete ottenuto?
Al call center, dove lavorano 6 giovani laureati in legge, abbiamo ricevuto finora oltre 12 mila telefonate. Quelle basate su fatti concreti, presumo qualche centinaio, si tradurranno in denunce all’Antitrust. Stiamo già costruendo una “lista nera” in cui verranno elencati i comportamenti sleali suddivisi per grandi filoni: telecomunicazioni, finanza e assicurazioni, agroalimentare. Questa lista sarà pronta entro la fine dell’anno.
Che denunce arrivano?
Molte riguardano le pubblicità dei finanziamenti personali, che contengono informazioni ingannevoli. Altre le offerte commerciali della telefonia. E nell’alimentare riguardano la veridicità delle etichette.
Farete i nomi delle aziende denunciate?
No, faremo i nomi solo di quelle sanzionate. I provvedimenti derivanti dalle denunce, una volta deliberati, verranno pubblicati sul nostro bollettino e debitamente comunicati, proprio per dare la massima informazione possibile sulle aziende che tendono tranelli e ingannano i consumatori.
Lei preferirebbe fare Mister prezzi o Mister class action?
Su questi ultimi aumenti dei prezzi ho una mia idea: quando in America l’economia non cresce, i prezzi scendono. Allora come è possibile che quando le quotazioni delle materie prime calano in Italia non diminuiscono i prezzi della benzina o del pane? Per questo abbiamo aperto un’istruttoria su questi mercati per capire se ci sono abusi. Ma piuttosto che fare Mister prezzi, che ha un ruolo di vigilanza, io vorrei fare Mister class action, per impedire che questo nuovo strumento di tutela dei consumatori si riduca a un sistema inefficace o ricattatorio. In altre parole l’Antitrust potrebbe diventare il filtro amministrativo per stabilire se un’azione di class action è fondata o meno. La mia proposta non è passata, ma resto convinto della sua ragionevolezza.
Che bilancio fa delle liberalizzazioni?
Le poche che si sono fatte hanno portato ottimi risultati: più di 1.000 nuovi punti vendita di farmaci, per fare un esempio. E minori costi nel sistema assicurativo e bancario, anche se continuo a ricevere segnalazioni di istituti che fanno pagare penali per la chiusura del conto od ostacolano il trasferimento di un mutuo. Secondo me, deve essere messa a regime la manutenzione di questi provvedimenti. In modo da impedire che, come è accaduto con i taxi o gli autotrasportatori, le categorie recuperino terreno a svantaggio della concorrenza.
Che cosa si propone per il 2008?
Chiudere nella prima metà dell’anno tutte le istruttorie che abbiamo aperto, senza perdere una sola causa davanti al tar. Fra queste, le più calde sono quelle sui libri scolastici, sul pane e la pasta, mentre sulla benzina abbiamo già ottenuto dal leader di mercato sconti consistenti, fino a 6 centesimi sul self service. Abbiamo poi garantito misure strutturali che apriranno il mercato alla grande distribuzione.

Original post by Panorama.it - Economia

L’Antitrust: Libera finanza in libero mercato

December 31, 2007

Il presidente dell'Antitrust Antonio CatricalÃ
di Guido Fontanelli
Indovinello: che cosa c’è in comune tra la vendita dell’Alitalia, il potere della Mediobanca e il carovita? Risposta: l’Antitrust. Che ormai fa sentire il suo peso sulle operazioni più delicate ai livelli alti del capitalismo italiano, ma è diventato anche il punto di riferimento per chi, consumatore, lotta contro gli aumenti della pasta o della benzina.
Prendiamo il caso dell’Alitalia: nell’interminabile trattativa ha contato anche il rischio che una fusione con AirOne sarebbe finita nella tagliola dell’Antitrust. “Ovviamente non posso esprimermi prima di vedere le carte” spiega Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza. “Quello che posso dire è che noi dobbiamo far rispettare la legge antitrust, anche in un settore delicato come quello del trasporto aereo, e che la nostra valutazione, chiunque sarà il partner o l’acquirente di Alitalia, poggerà unicamente sulla concorrenza e la tutela dei consumatori”.
Anche l’impatto dell’Antitrust sugli assetti di potere del capitalismo italiano è stato importante: la fusione tra Unicredito e Capitalia è stata subordinata alla diminuzione della quota del 9,37 per cento nella Mediobanca, e tale quota non può finire nelle mani di chi opera in settori, come il merchant banking o le assicurazioni, che lo porrebbero in una situazione di conflitto di interessi con la banca d’affari. Per questo la Popolare di Vicenza non ha potuto rilevare un pezzetto di quella partecipazione.
In sostanza, l’azione dell’Antitrust ha aumentato il livello di trasparenza di uno dei gangli vitali del sistema finanziario italiano. E dal suo ufficio di piazza Verdi a Roma Catricalà non trattiene la sua soddisfazione. “Noi avevamo chiesto che venisse diluita la posizione della nuova entità Unicredito Capitalia nella Mediobanca: una posizione che era eccessivamente forte. Sono soddisfatto perché l’impegno che l’Unicredito ha assunto si avvia a essere rispettato. Ha ridotto la sua quota e in Mediobanca non stanno entrando soggetti con interessi confliggenti con essa. Ciò significa che alla fine le aziende condividono l’esigenza di distinguere ruoli e responsabilità”.
Perché state anche indagando sui conflitti di ruolo ai vertici delle banche e delle assicurazioni?
La trasparenza del mercato aumenta se si combatte il conflitto di ruolo più che quello di interessi. Le persone che ricoprono più ruoli contemporaneamente in varie aziende hanno per forza di cose obbligazioni nei confronti di più soggetti. Ciò comporta una minore aggressività delle aziende stesse nei confronti dei concorrenti. C’è una presenza eccessiva delle medesime persone in poche posizioni chiave e ciò deve finire. Non perché questi manager non siano competenti o siano in conflitto di interesse, ma perché devono impersonare più ruoli e rispondere a più esigenze, invece di rispondere solo a quella aziendale di competere liberamente sul mercato. Nei casi di Intesa Sanpaolo e Unicredito Capitalia, per quanto riguarda